ANTAGONISMO IN BANCAROTTA

Andrea Fumagalli

“[…] è necessario operare per restringere il campo d’azione dei mercati finanziari: non tramite l’illusione di una loro riforma, ma tramite la costituzione di un contropotere, in grado di erodere la loro efficacia. È necessario rompere il circuito della speculazione finanziaria andando a colpire la fonte del loro guadagno […] Tale obiettivo può essere ottenuto solo tramite uno strumento: il non pagamento degli interessi (o la loro dilazione temporale) e la dichiarazione di default (bancarotta). In tal modo, lo strumento stesso della speculazione verrebbe meno […] In tal modo, la speculazione non potrà avere come mira il welfare, soprattutto se si perseguisse una strategia di default controllato, ovvero accompagnata, a livello europeo e di concerto con la Federal Reserve, da una politica comune di gestione della crisi […] Ma per raggiungere tali obiettivi è necessario che si sviluppino movimenti sociali fra loro coordinati in grado di incidere nello spazio pubblico e comune europeo. Dai sommovimenti ancora nazionali finalizzati a estendere il diritto all’insolvenza è ora di passare, tramite le reti studentesche, dei migranti, dei precari, delle donne, degli “indignati”, al diritto alla bancarotta su scala europea. Perché il diritto alla bancarotta significa ipotizzare che la moneta è un bene comune.” Andrea Fumagalli, Il diritto al default come contropotere finanziario, Il Manifesto on line, 31/09/11


 

Questa, sul dorso di un francobollo, è la strategia antagonista proposta da Andrea Fumagalli – professore di economia all’Università di Pavia e teorico di punta del cosiddetto “capitalismo cognitivo”.

Al di là di ogni legittima perplessità sul merito, preoccupante è ciò che nel discorso di Fumagalli resta ambiguo:

1) chi è il soggetto del suo “contropotere”?
2) a che titolo agisce?
3) quali mezzi intende usare?
4) per quali fini?

Oltre alle quattro già menzionate, la domanda a cui proverò a rispondere con questo intervento è: possiamo considerare l’intervento di Fumagalli un contributo alla lotta anticapitalista? La risposta breve è: manco per sogno.

Non entrerò qui nel merito delle pesanti aberrazioni presenti a bizzeffe nella teoria del capitalismo cognitivo – per queste rinvio allo scritto di Sebastiano Isaia “La Notte Buia e la Vacca Sacra”. Mi limiterò piuttosto a mostrare come sia lo stesso professore, entro le righe del suo articolo, a dichiarare non solo la sua totale estraneità a qualsiasi progetto anticapitalista, ma il suo sostegno di una delle parti nello scontro interimperialistico in atto oggi in Europa.

Molto saggiamente lo stesso Fumagalli si guarda bene dall’attribuire le cause della crisi al comportamento sconsiderato della Finanza. Infatti appare già sulla superficie del suo articolo come l’appello per la costituzione di un “contropotere”, piuttosto che mettere in discussione il modo di produzione capitalistico tout court, miri esplicitamente ad inibire la ‘irresponsabilità’ dei mercati finanziari che aggravano le crisi cicliche che sono (com’è ben noto anche al professore) ‘consustanziali’ alla dinamica di accumulazione. Salvarlo insomma, aiutare il disumano modo di produzione vigente a liberarsi dai vampiri durante il suo peggior momento di difficoltà. Non c’è di che stupirsi però se si pensa che questa strategia viene da chi sostiene di aver già abolito il Capitale battezzandolo “bene comune” e il suo Stato facendone uno strumento della Moltitudine.

Los indignados (prima)

Ma qui non si tratta solo di un dibattito dottrinario o di posizioni teoriche che illuminano analisi discordanti. Quello che Fumagalli sta proponendo è una strategia precisa che chiama alle armi un già fin troppo confuso movimento antagonista nella guerra economica (imperialistica) dei paesi in difficoltà contro la Bce egemonizzata dalla “oligarchia dei poteri forti oggi rappresentati dall’asse Merkel-Sarkozy”, con la promessa che “ci potrebbero essere gli spazi per creare le premesse della costruzione di quell’Unione europea, sociale, economica, solidale e federale che tutti auspichiamo, in grado di essere superiore agli opportunismi nazionalistici.”

Los indignados (dopo)

A questo punto il profilo del “default controllato” diventa nitido:

1) il soggetto del “contropotere” di Fumagalli è lo Stato italiano che,
2) a titolo di strumento dei “movimenti sociali coordinati”,
3) alleandosi con gli altri paesi europei ricattati dalla Bce dominata dalla Germania e dalla Francia, ingaggia una guerra economica (imperialistica) contro di loro,
4) al fine di ristabilire un equilibrio continentale che consenta “una politica comune di gestione della crisi”.

Gestione della crisi – avete letto bene, cari indignati. Il vostro compito è dare una mano a gestire la crisi.

Ora Fumagalli mi dica: che c’entra tutto questo con la politica antagonista? “Lo capiresti subito” – risponderebbe forse lui – “se la tua fumisteria vetero-marxista non ti impedisse di vedere che la moneta è un bene comune“.

Beh, cos’è questo? Il remake di “Tre Passi nel Delirio”? Oppure l’ennesimo macroscopico indizio del fatto che il sogno degli odierni strateghi del “default” sia quella nazionalizzazione dell’economia che, nonostante un secolo di schioccanti vergate nel sedere, continuano a chiamare socialismo?

[vedi anche: Sebastiano Isaia, Bancarottinculo, 02/09/11]

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Una risposta a “ANTAGONISMO IN BANCAROTTA

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