MELANCHOLIA di Lars von Trier

And if a double-decker bus
Crashes into us
To die by your side
Is such a heavenly way to die.
(There Is a Light That Never Goes Out, The Smiths)


Il dissolvimento del rapporto tra Claire (Charlotte Gainsbourg) e l’universo formale che la circonda scatta durante l’agitato ricevimento di nozze dell’autodistruttiva sorella minore Justine (Kirsten Dunst).

Fin qui per le due sorelle sembrerebbe trattarsi di psicopatologia della vita quotidiana, non fosse che il disfacimento del mondo di Claire (una donna apparentemente ‘realizzata’, con tanto di marito, figlio e castello) si materializza nella fine del mondo reale a mezzo dell’approssimarsi di un pianeta errante in rotta di collisione con la Terra.

Questo, in breve, il tema dell’ultimo lavoro di Lars von Trier, Melancholia, che considero il suo miglior film da Breaking the Waves, se non il suo miglior film di sempre.

Al contrario dell’untuoso e fasullo The Tree of Life di Terence Malick (che una giuria di pupazzi a Cannes ha preferito al capolavoro del regista danese), nessuna trovata narrativa in Melancholia è pretestuosa. I jump-cuts selvaggi, i ripetuti scavalcamenti di campo nel montaggio e tutte le altre incongruenze narrative del film, lungi dall’essere un vezzo estetico o un semplice trademark del regista, servono perfettamente la funzione di doppiaggio della frantumazione dell’universo formale di Claire, frantumazione che la donna progressivamente rigetta.

Sin dall’inizio Lars von Trier annuncia a chiare lettere qual è il motivo del suo film. Sarà infatti la limousine della sposa, che nella scena di apertura della prima parte rimane incastrata in una curva della strada che si inoltra nella foresta, ad ammonire lo spettatore che, per quanto minuziosa, l’amministrazione ordinata della vita individuale lascia inevitabilmente insidiosi interstizi da cui ciò che è sfuggito alla catalogazione minaccia di rientrare in forme ‘planetarie’ (*).

[Imdb: Melancholia, di Lars von Trier, 2011]


(*) Possiamo anche tener conto che già nel medioevo, il medico arabo Ishaq ibn Imran usava il termine greco μελαγχολία per descrivere condizioni patologiche i cui sintomi comprendevano delirio e allucinazioni. In altre parole, le psicosi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...