CASO E AZZARDO

Sull’abolizione della “Prigione” nel gioco del Monopoli.

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Tempo sciupato soffermarsi a commentare le banali ragioni che hanno spinto certi sinistri italiani a scrivere ad Obama indignati per la prossima abolizione della “Prigione” nell’edizione ventura del popolare gioco del Monopoli.

Interessante sembra piuttosto ciò che è “scivolato” fuori a loro insaputa nella scelta esemplare operata, e cioè che al Monopoli si finisce in prigione per caso. O se ne esce fuori allo stesso modo: gratis (Gratis et amore Dei).

Un malaugurato lancio di dadi porta la mia pedina nell’infame casella o mi fa pescare la carta degli “Imprevisti” (doppia casualità) che mi tiene fermo per un turno o mi sottopone a qualche altra punizione di cui al momento non ho memoria. Nessuna imputazione, nessuna sentenza: la possibilità che io finisca in prigione fa parte del gioco.

Si crea così una discrepanza tra colpa e pena, un eccesso che mette in imbarazzo il senso comune riguardo il diritto – un po’ come la crudele e assurda pretesa che una legge – una leggina tra milioni – non ammetta che chi vi è sottoposto la sconosca.

Pago personalmente per ciò di cui non ho responsabilità personale. La ragione per cui finisco in quella casella o pesco quella carta è da far risalire ad un complesso di forze che mi trascende e su cui pertanto non ho controllo. Per brevità lo chiamo “Fato”.

Io nasco “fatalmente” sottoposto alla Legge. Anzi lo sono ancora da prima. Dalla mia attesa di venire al mondo sono sottoposto a test per stabilire se sono normale (il che significa, non dimentichiamocene, conforme alla “norma”). E poi l’iscrizione all’anagrafe, la scuola, il sistema sanitario, il lavoro, e così via. Rileggere Foucault per un’ampia dissertazione. Tutto questo sembra “fatale”.

Eppure c’è qualcosa nel gioco del Monopoli che riguarda la responsabilità personale, o meglio, la responsabilità personale dell’azzardo; ma questo i sinistri amanti delle norme si guardano bene dal farlo affiorare alla coscienza: io posso decidere in qualsiasi momento di alzarmi dal tavolo da gioco e con questo disattivare per sempre il meccanismo del Fato (an-archia).

Camminare da solo, al buio e senza la garanzia della Legge sotto ai piedi, verso un futuro che non è già stato scritto e che pertanto non ha il potere di retroagire sul mio presente.


Letture:

  • Stéphane Mallarmé, Un Coup de Dés Jamais N’Abolira Le Hasard.
  • Quentin Meillassoux, Le nombre et la sirène. Un déchiffrage du Coup de dés de Mallarmé.
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